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Pubblicazioni e Ricerche

Copertina16/8/2016

L'impatto dell'islamofobia sulle donne musulmane

Un rapporto dall'European Network Against Racism

Alle discriminazioni comuni ad ogni donna se ne aggiungono altre, legate alla religione ed etnia. Uno studio su otto paesi europei fra cui l'Italia

Soffrono di una triplice discriminazione nell'impiego le donne musulmane: di genere, etnica e religiosa. Una sorta di dazio di "musulmanitā": per esempio in Inghilterra al 12,5% delle pakistane viene chiesto il loro pensiero su matrimonio e famiglia contro il 3,3% delle donne occidentali. Il velo č un ostacolo all'assunzione, ne sono certi per esempio il 44% dei datori di lavoro belgi. Non č da meno l'Italia: i pregiudizi razziali sono molto forti e il velo ne č un elemento scatenante. La ricerca mette in luce un ulteriore fattore di discriminazione: l'assenza di dati ufficiali dovuti anche alla scarsa considerazione del fenomeno da parte delle autoritā. Quel che č noto sono i tassi di occupazione: al 2,2% per le donne pakistane, al 10% per le bengalesi, contro il 21,4% delle donne marocchine, in rapporto al giā non consolante 46,5% delle italiane. Da segnalare la stima al 2,8% della presenza musulmana nel nostro paese, contro l'8 per cento della Francia e una media del 5,5 per cento.
E ancora, soffrono pių delle occidentali di hatespeech, cioč di offese e violenze verbali, tanto che nei Paesi Bassi oltre il 90% delle vittime per islamofobia sono donne.

La ricerca, prodotta da Enar nel maggio di quest'anno analizza il fenomeno in otto paesi: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito.

La ricerca, in inglese, si sviluppa su tre aree: i pregiudizi e gli stereotipi nei media e nella pubblica opinione, il mercato del lavoro, la violenza e le diverse manifestazioni di odio contro le donne musulmane. E' disponibile inoltre una scheda in italiano, curata per Enar da Giulia Dessi.

Risorse



Da: Ufficio pari opportunitā Cittā metropolitana di Venezia




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